In prima o seconda media, non ricordo bene, una professoressa – tanto conformista in altre circostanze – pensò bene di farmi leggere un libro insolito (Peter Weiss, L’Istruttoria). Qualche anno dopo, in televisione, mi capitò di vedere, e rivedere, Fania. Playing for time. Nel 2000 una legge dello Stato ha istituito il Giorno della Memoria, per ricordare lo sterminio del popolo ebraico, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Un diario pubblico serve anche a ricordare:
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.
Primo Levi
(R. Polanski, Il pianista, 2002; F. Chopin, Ballata in sol minore n. 1 op. 23)


